COM[MUN]ITAS

IM[MUN]ITAS

In chiusura di un anno pandemico, in cui le nostre vite sono state capovolte come calzini, iniziamo a percepire la certezza che quello che abbiamo lasciato a Marzo 2020, non tornerà. Quella realtà, quella quotidianità non sarà più un futuro, e la pandemia non sarà una parentesi in una linea di continuità, ma bensì, un punto di rotazione che farà rovesciare il piano del reale. Potremmo svoltare verso un piano meraviglioso, come verso un piano terrifficante, e in mezzo le mille sfumature restano aperte; non vi è dunque un pensiero negativo o pessimista, bensì la consapevolezza di essere in una fase liminale, verso una nuova identità. Facendo pace con l'impossibilità di prevedere quale sarà il piano verso cui stiamo ruotando, quello che possiamo fare è invece leggere ed esplorare alcuni segnali che sono presenti, oggi, alcune parole chiave che stanno disegnando il presente con forza e che probabilmente dunque, cresceranno nel futuro.

Come ricercatori e ricercatrici nel campo del movimento, siamo stati profondamente toccati dai concetti e dalle logiche che si annidano nelle intercapedini della parola immunità. Abbiamo immaginato l'esplosione estrema di queste logiche e con loro, la qualità e la tessitura dell'umanità che le abiterebbe. Per professione, lavoriamo con l'esatto opposto di immunità: sensibilità, recettività, comunità. E' dunque nostro interesse, e nostro dovere, proprio perchè a modo nostro esperti di ciò che l'immunità nega, riportare l'attenzione su ciò che stiamo accantonando. Per queste ragioni abbiamo individuato nella combinazione di parole: immunità ° comunità, i capi saldi della quarta edizione di Scie Festival.

 

"Entrambi questi termini derivano dalla parola latina munus, che significa dono, ufficio, obbligo nei confronti di qualcuno; la comunità è l’espressione affermativa di questo concetto, l’immunità rappresenta l’accezione negativa; per cui, mentre i membri della comunità sono caratterizzati dall’impegno del dono reciproco, l’immunità, al contrario, implica una sorta di deroga, o di esenzione, nei confronti di questa legge del dono comune. È immune chi non è tenuto a dare il suo tributo."

 

"L’immunità, che è comunque elemento necessario e imprescindibile della nostra società, se portata oltre a una certa soglia finisce per negare la vita stessa, che pure dovrebbe proteggere. Ecco perché protezione e negazione della vita sono strettamente correlate; addirittura, si potrebbe dire che la protezione è anche negazione della vita, nel senso che, spinta oltre a un certo limite, l’immunizzazione costringe la vita entro una sorta di gabbia, determinando così non solo la perdita del senso della libertà individuale, ma ancor più il senso stesso del nostro essere insieme, del sentirci parte di un mondo comune.

La potenza della vita, la sua capacità espansiva, viene contratta, risucchiata dentro gli apparati immunitari. Ciò che salvaguarda il corpo individuale e politico è anche ciò che ne impedisce lo sviluppo. Si potrebbe dire, per citare Walter Benjamin, che l’immunizzazione ad alte dosi è il sacrificio del vivente, cioè la rinuncia a una forma di vita qualificata, che valga la pena di vivere, a favore della conservazione della pura falda biologica, della pura vita; quasi che per garantire la semplice sopravvivenza dovessimo sacrificare tutti gli altri aspetti impliciti alla vita stessa, ovvero la sua potenza di sviluppo, la sua capacità di formarsi ed evolversi, di entrare continuamente in relazione con l’altro.

D’altra parte questa contraddizione, questa connessione fra protezione e negazione della vita, è parte fondante della stessa procedura di immunizzazione medica; per eseguire una vaccinazione si immette nell’organismo del paziente una porzione, controllata e parziale, dello stesso virus dal quale lo si vuole difendere. Il vocabolo greco farmacon aveva già in sé questo duplice significato: medicina e veleno, medicina attraverso il veleno o, meglio, veleno come medicina.

Come si è già sottolineato, il sistema immunitario è necessario, nessun corpo individuale o collettivo potrebbe farne a meno, ma quando esso cresce a dismisura finisce per portare il corpo stesso alla sua implosione o alla sua esplosione."

 

 

Tratto da Immunitas. Protezione e negazione della vita.

di Roberto Esposito

Filosofo e professore universitario italiano, docente di filosofia teoretica presso la Scuola Normale Superiore.

At the end of a pandemic year, in which our lives have been turned upside down like socks, we begin to feel the certainty that what we left in March 2020 will not return. That reality, that everyday life will no longer be a future, and the pandemic will not be a parenthesis in a line of continuity, but rather, a point of rotation that will make the plane of reality overturn. We could turn to a wonderful plane, as to a terrifying plane, and in between the thousand shades remain open; there is therefore no negative or pessimistic thought, but the awareness of being in a liminal phase, towards a new identity. Making peace with the impossibility of predicting which plane we are turning towards, what we can do is instead read and explore some signals that are present, today, some key words that are strongly drawing the present and that will probably therefore grow. in the future. By profession, we work with the exact opposite of immunity: sensitivity, receptivity, community. It is therefore our interest, and our duty, precisely because we are experts in what immunity denies, to bring attention back to what we are setting aside. For these reasons we have identified in the combination of words: immunity ° community, the strong points of the fourth edition of Scie Festival.

 

"Both of these terms derive from the Latin word munus, which means gift, office, obligation towards someone; the community is the affirmative expression of this concept, immunity represents the negative meaning; therefore, while the members of the community are characterized by the commitment of reciprocal gift, immunity, on the contrary, implies a sort of derogation, or exemption, from this law of the common gift. Those who are not required to pay their tribute are immune. Immunity, which is in any case a necessary and essential element of our society, if taken beyond a certain threshold ends up denying life itself, which it should also protect. This is why protection and denial of life are closely related; Indeed, it could be said that protection is also the negation of life, in the sense that, pushed beyond a certain limit, immunization forces life into a sort of cage, thus determining not only the loss of the sense of individual freedom, but even more the very meaning of our being together, of feeling part of a common world."

"The power of life, its expansive capacity, is contracted, sucked into the immune systems. What safeguards the individual and political body is also what prevents its development. It could be said, to quote Walter Benjamin, that high-dose immunization is the sacrifice of the living, that is, the renunciation of a qualified form of life, which is worth living, in favor of the conservation of the pure biological aquifer, of the pure life; as if to ensure simple survival we had to sacrifice all the other aspects implicit in life itself, namely its power of development, its ability to form and evolve, to continuously enter into a relationship with the other.

On the other hand, this contradiction, this connection between protection and denial of life, is a fundamental part of the medical immunization procedure itself; to carry out a vaccination, a controlled and partial portion of the same virus from which you want to defend it is introduced into the patient's body. The Greek word pharmacon already had this double meaning in itself: medicine and poison, medicine through poison or, better, poison as medicine.

As has already been pointed out, the immune system is necessary, no individual or collective body could do without it, but when it grows to excess it ends up bringing the body itself to its implosion or its explosion.."

Taken from "Immunitas. Protection and denial of life."

by Roberto Esposito

Italian philosopher and university professor of theoretical philosophy at the Scuola Normale Superiore.